Paese piccolo, la gente mormora

La mattina vengo svegliato dal canto dei passerotti: per una volta non è il rumore del traffico o quello di un qualche urlo in lontananza o di un martello pneumatico a farmi incazzosamente aprire gli occhi.
Sono le cinque e mezzo di mattina, il sole è già sorto e il borgo di Luotian si sta svegliando: guardando fuori dalla finestra un uomo accovacciato si sta lavando i denti e dalla strada arrivano le prime voci del mattino.
Sono arrivato nella minuscola Luotian la sera precedente attraverso una lunga strada lastricata, basse case di pietra sono organizzate attorno alla Strada Davanti e alla Strada Dietro (connesse ovviamente dalla Strada Traversa), due millenari alberi di canfora fanno bella mostra di loro ed un pozzo dall'acqua miracolosa allunga la vita degli abitanti di questo posto da cartolina. Già maledico il fatto di non avere l'obbiettivo giusto.

La sera precedente ho trovato una sistemazione nella piazza del paese, sono stato accolto con curiosità e mezzo paese è stato ad osservare stupito e sorridente mentre faccio bella mostra della mia perizia con le bacchette (riso, carne e verdura, non me la sentivo di mangiare le anguillette che mi erano state inizialmente proposte e che sguazzavano in un secchio). Meraviglie del mio cinese: “sei americano?” riesco a capire “no, sono italiano”. Si complimentano, penso, e da lì non capisco più una mazza tra ghigni e stupide scuse.

Quando esco per strada cammino per le strade lastricate da pietroni sconnessi e mattoni ricoperti di muschio bagnati da qualche goccia di pioggia: in questo pittoresco villaggio, mantenuto intatto nella sua decadente bellezza, le donne portano a passeggio i bufali, le galline (tra cui una buffa razza bianca dalla zampe pelose) scorrazzano per i vicoli e i bambini fanno i loro bisogni in strada.
Il villaggio è d'epoca Ming e Qing, il che dice un po' poco perché i Ming hanno governato per un migliaio d'anni e i Qing fino all'inizio del secolo scorso, diciamo che tra i vari edifici restaurati con gusto spunta qualche perla che i suoi due o trecento anni li ha tutti. Nessun autobus di turisti, nessuna cementificazione selvaggia, neanche un'antenna parabolica in vista (come m'è capitato nei luoghi più irraggiungibili ed impensati in passato) ed in un posto che sembra fermo a cinquant'anni stupisce trovare dei cartelli turistici sui muri delle case in perfetto inglese.
Girovago e visito i villaggi circostanti, Luotian, Shuinan e Jingtai distano solo poche centinaia di metri l'uno dall'altro, con una stretta stradina che serpeggia tra le risaie e li unisce, e la pioggia che cade inesorabile rende il tutto ancora più romantico e pittoresco: davvero non riesco ad immaginare questo posto sotto il sole anche se, in lontananza, nascoste dalla nubi, si intravedono delle belle colline.
Ad ogni incontro per strada mi dicono “ah, Italia!”: paese piccolo, la gente mormora.
Ogni casa, ma anche ogni stalla, ha al suo ingresso le foto dei genitori o dei parenti deceduti, sugli archi all'ingresso di ogni villaggio scritte in cinese ricordano come si debba rispetto agli antenati per la prosperità dei viventi.

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La mia calma passeggiata mattutina non dura più di tre ore e quando è ora di riprendere la strada ho tutta la giornata di fronte a me per raggiungere Wuyuan, la mia prossima tappa.

Sull'autobus conosco due vergognose ragazzine sedute di fianco a me che vorrebbero parlarmi in inglese ma si vergognano e preferiscono scrivermi dei messaggini su dei post-it ai quali rispondo anch'io scrivendo.
“Let's make friends?” ma certo care, “what do we have to do to make friends though?”

Ovviamente il viaggio in autobus non ha rispettato la mia infallibile equazione sulla durata (costo del biglietto/20 = numero di ore) e ci mette due ore (di buche) in più di quanto pensassi; quando arrivo a Jiujiang non ci sono più autobus per la mia destinazione e devo modificare il mio piano di conquista del mondo. Mi faccio portare alla stazione dei treni e dopo sole sette ore ci sarà un treno notturno che mi porterà a Huangzhou, il posto in cui volevo andare dopo Wuyuan, poco male. Passo un sacco di tempo in un internet cafe grazie al solito cinese gentile di turno che mi presta la carta d'identità e ricevo una mail dalle due ragazzine incontrate in autobus:

Obj: The car ran into friends

Dear mahea 's,
  hello, it's nice to meet you. see the messages, should have to jiujiang.I just sat in the car you on the side of the girl.
  I'm a chinese student, spoken english very badly and make you laugh at me. I hope to make foreign friends to improve his english.i hope we can become friends.what country do you come from? the trip to china is to travel?
   I want to go to school.
   look forward to your letter.
   You's
           chen yao

Mmm…
 

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